Farina Italiana: Guida Completa alle Migliori Marche e Varietà

Scopri le migliori marche e varietà di farina italiana per pizza, pasta e dolci. Guida completa su tipi, proprietà e usi della farina per ogni ricetta.

Farina Italiana: Guida Completa alle Migliori Marche e Varietà

Farina

La farina rappresenta uno degli ingredienti cardine della cucina italiana, elemento imprescindibile per la preparazione di pasta fresca, pane, pizza e innumerevoli prodotti da forno[6]. Questa guida intende offrire una panoramica esaustiva sulle principali varietà di farina disponibili in Italia, spaziando dalle classiche farine di grano tenero alle riscoperte farine di grani antichi[7]. La conoscenza dei diversi tipi di farina è essenziale.

Verranno inoltre presentate alcune delle migliori marche e forniti criteri utili per orientarsi nello scegliere la farina più adatta alle diverse preparazioni[8]. Si esplorerà infine il ruolo fondamentale che questo ingrediente riveste nelle diverse tradizioni della cucina regionale italiana[9].

Un aneddoto storico significativo riguarda il re di Napoli, Ferdinando II, noto appassionato di gastronomia nel XIX secolo. Egli rimase entusiasta di una nuova tipologia di pasta fatta con farina di grano duro proveniente dalla Puglia[10, 11], quella che oggi conosciamo come Pasta di Gragnano IGP[12]. Il sovrano la elogiò definendola “dei maccheroni” per sottolinearne l’eccellenza, contribuendo involontariamente alla fama internazionale della pasta napoletana[13].

Punti Chiave

  • La farina è un pilastro della cucina italiana, utilizzata in una vasta gamma di preparazioni dolci e salate.
  • La guida offre una disamina completa sulle diverse tipologie di farine disponibili, dalle più comuni alle speciali.
  • Vengono illustrate le caratteristiche delle principali marche di farina italiane (la migliore marca dipende dall’uso) e i criteri per selezionare il prodotto più idoneo.
  • Si approfondisce il ruolo della farina nelle diverse espressioni della cucina regionale.
  • Viene ricordata la storia della pasta di Gragnano IGP e il suo legame con la pregiata farina

Introduzione

Farina italiana

La farina occupa un posto centrale nella dispensa e nella cultura gastronomica italiana[2, 19]. Il suo impiego è vastissimo: dalla pasta fresca tirata a mano al pane casereccio, dalla pizza fragrante ai dolci della tradizione[19]. Questa centralità affonda le radici in una storia millenaria legata alla coltivazione e alla lavorazione dei cereali sul territorio nazionale[20]. La conoscenza delle tipologie di farine è cruciale per ogni appassionato di cucina.

L’importanza della farina nella cucina italiana

La versatilità della farina la rende ingrediente cruciale per innumerevoli piatti simbolo del patrimonio culinario italiano[2, 21]. Pasta, pizza, dolci e pane: preparazioni che definiscono l’identità gastronomica del Paese e che devono alla farina la loro struttura e consistenza[21]. Ogni regione, nel corso dei secoli, ha saputo interpretare questo ingrediente, sviluppando ricette uniche e adattando le tecniche di lavorazione alle proprie tradizioni e alle materie prime locali[22, 23]. La buona farina è alla base di una buona ricetta.

Cenni storici sulla produzione di farina in Italia

La produzione di farina in Italia vanta origini antichissime, evolvendosi parallelamente alle tecniche agricole e molitorie[24]. Dalle macine in pietra mosse dall’acqua o dal vento dei mulini tradizionali, fino ai moderni impianti industriali, la capacità di trasformare i chicchi di cereale in farina ha segnato profondamente la cultura alimentare e sociale italiana[3, 25]. La classificazione ufficiale delle farine di grano tenero, basata sul grado di raffinazione (contenuto di ceneri), è relativamente recente ma riflette una lunga tradizione di selezione in base all’uso. La filiera della farina è complessa e affascinante.

Tipo di farinaUmidità massimaContenuto di ceneriContenuto di proteine minimo
Farina tipo 0014,50%0,55%9,00%
Farina tipo 014,50%0,65%11,00%
Farina tipo 114,50%0,80%12,00%
Farina tipo 214,50%0,95%12,00%
Farina integrale di grano tenero14,50%1,30%-1,70%12,00%

[26]

“La farina è il fondamento di molti piatti della tradizione culinaria italiana, dalla pasta ai prodotti da forno. La sua importanza per la gastronomia del Paese è inestimabile.”[27]

Farina di Grano Tenero

Farina di grano tenero

La farina derivata dal grano tenero (Triticum aestivum) è senza dubbio la più diffusa e utilizzata nelle cucine italiane[34]. La normativa italiana la classifica in base al grado di abburattamento, ovvero al livello di raffinazione, che determina il contenuto residuo di ceneri (sali minerali) e crusca. Si distinguono così i tipi 00, 0, 1 e 2, ciascuno con caratteristiche e destinazioni d’uso specifiche[4, 35]. Ognuna di queste farine ha un suo perché.

Spiegazione dei diversi tipi di farina di grano tenero

I principali tipi di farina di grano tenero si differenziano come segue:

  • Tipo 00: È la farina più raffinata (una farina bianca), ottenuta dalla macinazione della sola parte centrale del chicco (endosperma). Si presenta bianchissima e impalpabile. Ideale per pasticceria fine, pasta fresca all’uovo, besciamella e alcuni tipi di pizza dalla consistenza molto soffice[36]. Questa è spesso chiamata semplicemente farina 00.
  • Tipo 0: Leggermente meno raffinata del tipo 00, contiene una minima percentuale di crusca fine. È considerata una farina versatile, adatta alla panificazione comune, alla pizza e a diversi prodotti da forno[37]. Si parla anche di farina di tipo 0.
  • Tipo 1: Farina semi-integrale, che conserva una parte maggiore di crusca e germe di grano rispetto alla tipo 0. Ha un colore leggermente più scuro e un sapore più rustico. Indicata per pane, pizza e prodotti da forno integrali[38]. Corrisponde alla farina di tipo 1.
  • Tipo 2: Spesso definita semi-integrale, è ancora più ricca di parti cruscali e germe rispetto alla tipo 1. Dona ai prodotti un colore ambrato, un sapore deciso e un elevato contenuto di fibre e vitamine. Ottima per pani rustici e preparazioni sane[39]. È classificata come farina tipo 2.

Caratteristiche delle farine tipo 00, 0, 1 e 2

Ogni tipo di farina presenta caratteristiche peculiari che ne determinano l’attitudine ai diversi impieghi culinari[4, 40]. Le farine di grano tenero, in generale, hanno un contenuto proteico inferiore rispetto alla farina di grano duro e una minore capacità di assorbimento dell’acqua[4, 41]. Le proteine di una farina ne determinano la forza. Le proteine del grano tenero formano un glutine più estensibile e meno tenace, adatto a impasti lievitati soffici. Al contrario, la farina (o meglio, la semola) di grano duro è più ricca di proteine, forma un glutine più tenace ed elastico e assorbe più acqua, rendendola ideale per la pastificazione[4, 41].

La farina integrale, che include anche la tipo 2 come sua versione meno “grezza”, rappresenta la scelta più completa dal punto di vista nutrizionale, poiché contiene l’intero chicco di grano macinato, preservando fibre, vitamine e minerali[5, 42]. Le farine più raffinate (00 e 0) sono più povere di questi nutrienti ma risultano spesso più facili da lavorare per specifiche preparazioni[43].

“La farina di grano tenero è l’elemento base della cucina italiana, versatile e insostituibile per la preparazione di una moltitudine di piatti, dai più semplici ai più raffinati.”[44]

Tipo di FarinaProteineFibraCeneriUtilizzo Principale
Tipo 00BassoBassoBassoPasta fresca, pizza, dolci
Tipo 0MedioMedioMedioPanificazione, prodotti da forno
Tipo 1Medio-AltoAltoAltoPane e prodotti da forno integrali
Tipo 2AltoMolto AltoMolto AltoPreparazioni alimentari più “sostanziose”

Farina Integrale

Farina Integrale

La farina integrale si distingue dalle altre perché ottenuta dalla macinazione dell’intero chicco di grano (cariosside), comprensivo di crusca, endosperma e germe[6, 48]. Questa caratteristica le conferisce un colore più scuro, una consistenza meno fine e, soprattutto, un profilo nutrizionale decisamente più ricco: abbondano le fibre, i sali minerali (come magnesio, fosforo, potassio) e le vitamine del gruppo B[6, 49]. Anche il sapore è più intenso e rustico[6, 49].

Un esempio di produzione di qualità è la farina di grano tenero integrale coltivata in Puglia secondo i principi dell’agricoltura integrata (spesso biologico), senza uso di pesticidi o glifosate[6, 50]. Questo tipo di farina, spesso disponibile in diversi formati (da 1 kg a 25 kg)[51], offre garanzie di salubrità e sostenibilità[6, 52].

La farina integrale è estremamente versatile in cucina[52]. Può essere impiegata per la preparazione di pane rustico, focacce, biscotti, torte, ma anche come base per polpette vegetali o per addensare salse e zuppe[6, 53]. Conferisce agli impasti un caratteristico gusto dolce e fruttato[6, 53]. Dal punto di vista nutrizionale, l’alto contenuto di fibre favorisce la regolarità intestinale e il senso di sazietà, mentre vitamine, minerali e antiossidanti contribuiscono al benessere generale[6, 54]. È importante verificare l’etichetta per eventuali tracce di allergeni come soia, senape o lupino dovute a possibili contaminazioni crociate nel mulino[6, 54].

“La farina integrale è un gioiello della nostra tradizione culinaria, in grado di regalare sapori unici e una preziosa fonte di nutrienti essenziali.”[55]

È bene ricordare che la farina integrale, per la presenza di crusca, richiede accorgimenti specifici nella lavorazione degli impasti, in particolare per quanto riguarda idratazione e tempi di lievitazione, sia che si utilizzi lievito di birra sia che si preferisca il lievito madre[6, 56, 57].

In conclusione, optare per la farina integrale rappresenta una scelta consapevole verso un’alimentazione più sana e un’agricoltura più sostenibile[58]. Permette di riscoprire sapori autentici e di arricchire la propria dieta con preziosi nutrienti[6, 59].

Caratteristiche delle Diverse Tipologie di Farina (Riepilogo)

  • Farina Tipo 00: La più raffinata (una farina raffinata), bianca, impalpabile, povera di ceneri e fibre[7, 60].
  • Farina Tipo 0: Meno raffinata della 00, contenuto di crusca leggermente superiore[7, 61]. A volte chiamata farina 0.
  • Farina Tipo 1: Ulteriormente meno raffinata, con maggior contenuto di crusca[7, 62].
  • Farina Tipo 2: Semi-integrale, conserva gran parte dei componenti del chicco[7, 63]. Corrisponde alla farina tipo 2.
  • Farina Integrale: Ottenuta dalla macinazione del chicco intero, granulometria più grossa, massima ricchezza nutrizionale[7, 64].

Mentre le farine più raffinate (00, 0, 1) forniscono energia prontamente disponibile ma possono avere un impatto maggiore sull’indice glicemico, la farina integrale offre un rilascio più graduale di energia e un apporto significativamente maggiore di fibre e minerali[65, 7]. Quest’ultima è ideale per prodotti rustici e pani a lievitazione naturale, ma spesso viene miscelata con farine Tipo 0 o Tipo 1 per ottenere una migliore alveolatura e sviluppo dell’impasto[66, 7, 67].

Farina Manitoba

farina manitoba

La farina Manitoba è universalmente riconosciuta nel mondo della panificazione e della pasticceria come la farina di rinforzo per eccellenza[71]. Originaria della provincia canadese da cui prende il nome, è ottenuta da una varietà di grano tenero particolarmente ricca di proteine, soprattutto di glutine[8, 71]. Questa caratteristica le conferisce una straordinaria “forza” (la forza della farina è un parametro chiave) e un’elevata capacità di assorbimento dell’acqua[8, 71].

La forza di una farina si misura tecnicamente con l’alveografo di Chopin, che ne valuta la resistenza e l’estensibilità dell’impasto. Una farina è considerata “forte” (una farina forte) quando il suo indice W è superiore a 350[8, 73]. La Manitoba rientra pienamente in questa categoria, grazie all’alto contenuto di proteine insolubili (gliadina e glutenina) che, a contatto con l’acqua, formano un glutine tenace ed elastico[8, 74].

Questa robusta maglia glutinica è in grado di trattenere grandi quantità di anidride carbonica prodotta durante la lievitazione, permettendo agli impasti di svilupparsi notevolmente in volume e di sopportare lunghe maturazioni[8, 75]. Per questo motivo, la farina Manitoba è l’ingrediente ideale per grandi lievitati come panettoni, pandori, colombe, ma anche per babà, croissant, pizze a lunga lievitazione e focaccia genovese[8, 76, 85].

Viene utilizzata anche per “tagliare” altre farine più deboli (come una farina debole tipo 00), aumentandone la forza complessiva (il coefficiente W) e migliorandone l’attitudine alla panificazione[8, 79]. Curiosamente, mentre in Italia la legge impone l’uso di semola di grano duro per la produzione di pasta secca, all’estero la farina Manitoba viene talvolta impiegata per la pasta all’uovo, proprio per la sua tenacità[8, 77]. Trova applicazione anche nella produzione del seitan, un alimento a base di glutine[8, 78].

Disponibile sia in formati professionali che per uso domestico, è un ingrediente quasi indispensabile per pasticceri e panificatori che ricercano prestazioni elevate[8, 78]. Rispetto alle comuni farine di grano tenero, la Manitoba presenta un contenuto proteico superiore di circa il 6-7%, mentre i carboidrati sono leggermente inferiori; il contenuto di grassi e fibra rimane simile (circa 1,5% e 3% rispettivamente)[9, 82, 83]. L’uso della Manitoba permette di ridurre la quantità di lievito necessaria e di ottenere impasti più leggeri e digeribili, grazie alla completa maturazione del glutine durante le lunghe lievitazioni[9, 84].

“La farina manitoba è la farina di rinforzo per eccellenza grazie al suo elevato contenuto di glutine e alla sua ottima capacità di assorbimento dell’acqua.”[86]

Semola di Grano Duro

Differenza tra farina e semola

È fondamentale distinguere la semola dalla farina di frumento, termini spesso usati impropriamente come sinonimi. La differenza risiede nel tipo di grano utilizzato: la farina si ottiene dalla macinazione del grano tenero (Triticum aestivum), mentre la semola deriva dalla macinazione del grano duro (Triticum durum)[10, 91, 92]. La farina di grano duro è tecnicamente una semola.

Questa diversa origine botanica si traduce in caratteristiche fisiche e tecnologiche ben distinte. La semola presenta una granulometria più grossolana rispetto alla farina di grano tenero e un colore giallo ambrato più intenso, dovuto alla maggiore presenza di carotenoidi[10, 11, 93, 94]. È inoltre più ricca di proteine e forma un glutine più tenace ed elastico[11, 94, 98].

Queste proprietà rendono la semola di grano duro l’ingrediente d’elezione per la produzione di pasta secca industriale (la legge italiana ne impone l’uso esclusivo) e per molte tipologie di pasta fresca tradizionale, soprattutto nel Centro e Sud Italia[10, 93, 98]. La sua tenacità garantisce infatti un’ottima tenuta in cottura. Viene utilizzata anche per la preparazione di alcuni tipi di pane regionale (come il Pane di Altamura DOP) e altri prodotti da forno[10, 98].

Esistono diverse varietà di semola, tra cui la semola integrale (che conserva parti di crusca e germe) e la semola rimacinata (a volte detta “semola macinata finemente”), più fine e adatta anche alla panificazione[11, 95]. Dal punto di vista economico, i prezzi possono variare: la semola integrale può oscillare tra 4.00€ e 80.00€ a seconda del formato e della qualità, mentre le farine di grani antichi e le farine tipo 1 e 2 hanno fasce di prezzo leggermente inferiori[10, 99, 100].

“La semola di grano duro è un ingrediente essenziale per la preparazione di pasta fresca, grazie alla sua maggiore resistenza e struttura.”[101]

Farina di Segale

farina di segale

La farina di segale (Secale cereale) occupa un posto di rilievo nella tradizione alimentare di alcune aree italiane, in particolare l’Alto Adige/Tirolo, e più in generale nei paesi del Nord e Centro Europa, dove è l’ingrediente base del caratteristico pane nero[12, 103, 104].

Rispetto alla farina di grano tenero, quella di segale contiene una quantità inferiore di glutine, ma è significativamente più ricca di fibre solubili e insolubili[13, 104]. Questo conferisce ai prodotti da forno un sapore distintivo, leggermente acidulo e molto aromatico, e un elevato potere saziante[12, 105].

Storicamente, la segale è stata per secoli un cereale fondamentale nell’alimentazione europea, spesso più coltivato del grano per la sua maggiore resistenza ai climi freddi e ai terreni poveri[14, 106]. Oggi, la farina di segale è commercializzata principalmente in tre tipologie: integrale, tipo O (chiara) e tipo 2 (scura), con diversi gradi di raffinazione[14, 106].

Dal punto di vista nutrizionale, è una farina preziosa: ricca di vitamine (soprattutto del gruppo B), minerali (fosforo, potassio, magnesio) e fibre alimentari[13, 106]. Il consumo di farina di segale è associato a benefici per la salute intestinale, alla regolazione dell’appetito e a un miglior controllo della glicemia post-prandiale[14, 107]. Alcuni studi suggeriscono anche possibili proprietà anticoagulanti, utili nella prevenzione cardiovascolare[14, 108]. Contiene inoltre proteine di buon valore biologico, con un discreto apporto di aminoacidi essenziali come lisina e treonina[14, 109].

È importante sottolineare che, pur avendone meno del grano, la farina di segale contiene glutine e non è quindi adatta all’alimentazione dei soggetti celiaci o con specifica intolleranza[14, 109]. In cucina, oltre che per il pane scuro, viene utilizzata per la preparazione di dolci rustici, biscotti e focacce, spesso in miscela con farine di grano per migliorarne la lievitazione[14, 110].

NutrienteQuantità per 100 g di farina
Energia1402 kJ / 335 kcal[12]
Grassi2 g[12]
Acidi grassi saturi0,23 g[12]
Carboidrati75,9 g[12]
Fibre14,5 g[12]
Proteine8,2 g[12]
Sale0,03 g[12]

[111]

Un esempio classico di utilizzo è il Pane di Segale, la cui ricetta base prevede circa 500 g di farina di segale, 350 ml di acqua tiepida, 20 grammi di lievito, 10 grammi di sale e mezzo cucchiaino di malto[14, 112].

Farine di Grani antichi

Farina di grani antichi

Accanto alle farine tradizionali di grano tenero e duro, negli ultimi anni si assiste in Italia a una significativa riscoperta delle farine ottenute da grani antichi[117]. Si tratta di una farina derivata da varietà di cereali che erano coltivate in passato e che sono state progressivamente abbandonate con l’avvento dell’agricoltura industriale, ma che oggi vengono recuperate per le loro peculiari caratteristiche nutrizionali e organolettiche[117]. Il grano antico è oggi molto ricercato.

Tra le più note varietà di grani antichi italiani troviamo il Senatore Cappelli (o Cappello), il Khorasan (spesso commercializzato con il marchio Kamut®), il Terminillo, il Gentil Rosso, la Verna, la Solina, la Timilia (o Tumminia) e molti altri[15, 118]. Questi grani, spesso coltivati con metodi biologici o a basso impatto ambientale (sostenibile), danno origine a farine dal sapore più intenso e complesso, e talvolta con proprietà nutrizionali specifiche[118].

Farina Senatore Cappelli

Il grano duro Senatore Cappelli, selezionato agli inizi del ‘900, è particolarmente apprezzato per l’elevato contenuto proteico e l’ottima qualità del suo glutine, che lo rende adatto sia alla pastificazione sia alla panificazione[15, 16, 119, 120]. È considerato un simbolo della biodiversità agricola del Sud Italia[120].

Farina Khorasan

La farina Khorasan, derivata da un antico grano originario della Mezzaluna Fertile, è nota per le sue dimensioni del chicco maggiori rispetto al grano comune e per il suo profilo nutrizionale: è ricca di proteine, vitamine (soprattutto del gruppo B ed E) e minerali (selenio, zinco, magnesio)[16, 121, 122]. Il suo sapore è dolce, quasi nocciolato.

Farina Terminillo

Il grano Terminillo è una varietà antica di grano tenero tipica dell’Appennino centrale[123]. La farina che se ne ricava è apprezzata per il sapore delicato e, secondo alcuni, per una maggiore digeribilità rispetto alle farine moderne, caratteristica che la rende interessante per soggetti con sensibilità alimentari (non celiachia)[124].

Farina Gentil Rosso

Il Gentil Rosso è un’altra storica varietà di grano tenero, un tempo diffusa soprattutto in Emilia-Romagna[125]. La sua farina presenta un colore dorato, un aroma intenso e un contenuto di glutine generalmente inferiore rispetto alle varietà moderne, pur mantenendo buone attitudini alla panificazione[16, 126]. Il rosso del nome deriva dal colore della spiga.

La crescente popolarità delle farine di grani antichi in Italia è legata alla maggiore attenzione dei consumatori verso prodotti considerati più genuini, salutari e sostenibili[15, 127, 128, 132]. Queste farine sono sempre più reperibili presso mulini artigianali, negozi specializzati, supermercati ben forniti e canali di vendita online (si possono comprare facilmente), offrendo valide alternative per arricchire la propria dieta e sperimentare in cucina[129, 133].

Varietà di Grano AnticoCaratteristiche Principali
Senatore CappelliAlto contenuto di proteine di qualità elevata[16]
Khorasan (Kamut)Elevati livelli di proteine, vitamine e minerali[16]
TerminilloSapore delicato e facile digeribilità
Gentil RossoColore dorato, aroma intenso, basso contenuto di glutine[16]

“Le farine di grani antichi sono una riscoperta di tesori del passato, che offrono ai consumatori prodotti genuini e salutari.”[131]

Questo interesse riflette una tendenza più ampia verso la ricerca di alimenti meno processati, più autentici e legati a un modello agricolo rispettoso della biodiversità[15, 16, 133].

Farine Speciali

Oltre alle farine derivate dal grano (tenero, duro, antico) e dalla segale, il mercato offre oggi una vasta gamma di farine speciali, ottenute dalla macinazione di altri cereali (orzo, mais, riso, avena, farro, miglio), pseudocereali (grano saraceno, quinoa, amaranto) o legumi (farina di ceci, lenticchie). Esiste anche la farina di castagne, usata in preparazioni tradizionali[134].

Queste farine alternative possono essere utilizzate da sole (soprattutto le farine senza glutine per specifiche esigenze dietetiche) o, più frequentemente, in miscela con la farina di grano tenero[135]. Il loro impiego permette di conferire agli impasti caratteristiche particolari: un maggior contenuto di fibra, l’assenza di glutine, profili aromatici distintivi o colorazioni insolite[17, 136].

Farina di Orzo

La farina di orzo, generalmente integrale, è priva di glutine (o ne contiene tracce irrilevanti per la celiachia se non contaminata) ed è una buona fonte di fibre (in particolare betaglucani, noti per i benefici sul colesterolo) e minerali[137]. Viene utilizzata per pani rustici, biscotti e prodotti da forno, spesso miscelata con farina di grano per migliorarne la struttura e il gusto, che risulta leggermente dolce[17, 18, 138].

Farina di Mais

Ingrediente fondamentale per la preparazione della polenta, piatto simbolo della cucina del Nord Italia, la farina di mais è naturalmente priva di glutine[139, 140]. Esiste in diverse granulometrie (bramata, fioretto, fumetto) che ne determinano l’uso. Oltre alla polenta, viene impiegata per pani speciali (es. pane giallo), dolci (es. torta sbrisolona, amor polenta), pastelle per fritture e tortillas[17, 18, 140]. Conferisce agli impasti un colore dorato e un sapore dolce caratteristico.

Farina di Riso

Leggera e delicata, la farina di riso è un’altra opzione naturalmente priva di glutine, molto utilizzata nell’alimentazione per celiaci e nella cucina asiatica[141]. Ricca di amido e povera di grassi, è facilmente digeribile[19, 141]. Si usa per addensare salse e creme, per preparare dolci (es. mochi giapponesi, alcuni tipi di biscotti e torte), gnocchi, tempura e, in miscela con altre farine senza glutine, per pane e prodotti da forno specifici[17, 18, 19, 142]. La farina di farro è un’altra alternativa interessante, e la farina di farro è molto nutriente.

Tipo di Farina SpecialeCaratteristicheUtilizzo
Farina di OrzoSenza glutine, ricca di fibre e mineraliPani, biscotti, impasti
Farina di MaisPriva di glutine, dona morbidezza e aroma delicatoPolenta, prodotti da forno
Farina di RisoSenza glutine, ricca di fibre, povera di caloriePani, biscotti, dolci (specie senza glutine)

“Le farine speciali permettono di sperimentare nuovi sapori e soddisfare esigenze alimentari specifiche, arricchendo la tradizione culinaria italiana.”[144]

Le Migliori Marche di Farina Italiana

Il panorama molitorio italiano vanta numerose aziende di eccellenza, capaci di coniugare tradizione e innovazione. Sapere quali sono le migliori farine dipende dall’uso, ma tra le marche più apprezzate per la qualità costante dei loro prodotti si possono menzionare il Mulino Padano, il Molino Grassi e il Molino sul Clitunno[145]. Queste realtà si distinguono per l’accurata selezione delle materie prime (grani nazionali ed esteri), per l’adozione di tecniche di molitura all’avanguardia ma rispettose delle caratteristiche del chicco (alcuni utilizzano ancora la macinazione a pietra per certe linee di prodotto), e per la capacità di offrire una gamma ampia e differenziata di farine, adatte sia all’uso professionale sia a quello domestico[146, 147, 153]. Le migliori farine italiane coniugano qualità e performance.

Mulino Padano

Il Mulino Padano rappresenta una realtà significativa nel settore molitorio italiano[147]. Offre un vasto assortimento di farine, dalla classica Farina di Grano Tenero Tipo 00 alla Farina Integrale di Grano Tenero. Tutte sono ottenute da grani attentamente selezionati e lavorate con processi che ne preservano le qualità organolettiche e tecnologiche[148, 149].

Molino Grassi

Il Molino Grassi si posiziona come leader nella produzione di farine di alta qualità, con un forte orientamento verso il biologico e la sostenibilità[149]. La sua offerta include farine per panificazione, pizzeria e pasticceria, caratterizzate da elevate performance, stabilità e valore nutrizionale, frutto di una filiera controllata e certificata[150].

Molino sul Clitunno

Con una storia che affonda le radici nel passato, il Molino sul Clitunno (situato in Umbria) è rinomato per la produzione di farine di grano tenero di alta gamma[151]. La selezione accurata dei grani e l’esperienza molitoria consolidata permettono di ottenere farine apprezzate dai professionisti per la loro costanza qualitativa e la loro capacità di adattarsi a diverse lavorazioni[152].

Queste aziende, insieme a molte altre realtà artigianali e industriali di valore, contribuiscono a mantenere alto il livello della farina italiana, fornendo a panificatori, pasticceri, pizzaioli e appassionati di cucina prodotti performanti e affidabili[21, 153]. Il confronto delle migliori farine è utile per ogni professionista.

Criteri per Scegliere la Farina Giusta

La scelta della farina più adatta a una specifica preparazione non è banale e richiede la valutazione di alcuni parametri fondamentali, principalmente legati ai valori nutrizionali (che influenzano le caratteristiche tecnologiche) e alla destinazione d’uso prevista[154, 155]. Capire come scegliere la farina è il primo passo per un buon risultato.

Valori Nutrizionali (e Tecnologici)

Il contenuto proteico è uno dei fattori chiave nel determinare la “forza” di una farina, ovvero la sua capacità di sviluppare glutine e resistere alle lunghe lievitazioni[156]. Le farine deboli (es. Tipo 00) hanno generalmente un contenuto proteico basso (attorno al 9-10%)[22, 157]. Le farine medie (es. Tipo 0) si attestano sull’11-12%[22, 157]. Le farine forti (es. Tipo 1, Tipo 2, Manitoba) superano il 12-13%[22, 158]. Questo valore, insieme alla qualità del glutine, influenza la capacità di assorbimento dell’acqua, l’estensibilità e la tenacità dell’impasto[159].

Oltre alle proteine, è importante considerare l’apporto di fibre, vitamine e minerali, soprattutto se si ricerca un prodotto dal profilo nutrizionale più completo[159]. Le farine integrali e Tipo 2 sono le più ricche sotto questo aspetto.

Destinazione d’Uso

La scelta della farina è strettamente legata alla ricetta che si intende realizzare[160].

  • Farine Deboli (W 90-180, es. Tipo 00): Ideali per piccola pasticceria (biscotti, pasta frolla), besciamella, cialde, pastelle per friggere, pani a lievitazione molto breve[23, 161, 162].
  • Farine Medie (W 180-260, es. Tipo 0, Tipo 1): Versatili, adatte per pane comune, pizza classica, focacce, pasta fresca, alcuni tipi di torte[22, 160, 162].
  • Farine Forti (W 280-350, es. Tipo 0, Tipo 1, Manitoba): Necessarie per impasti a lunga lievitazione come pane con lievito madre, pizza in teglia ad alta idratazione, babà, brioche, croissant[22, 160, 163]. Esistono anche farine specifiche per pizza.
  • Farine Molto Forti (W > 350, es. Manitoba): Specifiche per grandi lievitati (panettone, pandoro, colomba) o per rinforzare farine più deboli[22, 163].
  • Semola di Grano Duro: Indispensabile per pasta secca, ideale per pasta fresca (specie senza uovo), pani regionali (es. Altamura)[161].
  • Farine Integrali: Per pani rustici, prodotti da forno integrali, frolle rustiche[158]. La farina integrale dà ottimi risultati.
  • Farine Speciali: Per esigenze specifiche (senza glutine) o per conferire sapori/consistenze particolari (mais per polenta, segale per pane nero, ecc.). Ci sono farine specifiche per ogni esigenza.

In conclusione, scegliere la farina giusta significa comprendere le sue caratteristiche intrinseche (valori nutrizionali e forza) e metterle in relazione con la destinazione d’uso[164]. Solo così si possono ottenere i migliori risultati in cucina, valorizzando al meglio ogni preparazione[22, 23, 165]. La quantità di farina è anch’essa importante nella ricetta.

Conservazione della Farina

Una corretta conservazione della farina è essenziale per preservarne la freschezza, le proprietà nutrizionali e le caratteristiche tecnologiche nel tempo[166]. Le regole fondamentali sono semplici ma importanti.

È cruciale conservare la farina in un luogo fresco, asciutto e ben ventilato, al riparo da fonti di calore, umidità eccessiva e luce solare diretta[24, 167, 174]. L’umidità favorisce la formazione di muffe e l’irrancidimento dei grassi presenti nel germe (soprattutto nelle farine integrali), mentre il calore accelera questi processi e può danneggiare le proteine.

Durante i mesi estivi, è consigliabile trovare il luogo più fresco della casa, magari una dispensa ben isolata, controllando il tasso di umidità[24, 168]. In inverno, le condizioni ambientali sono generalmente più favorevoli[24, 169].

È importante mantenere la confezione originale ben chiusa dopo l’uso, o trasferire la farina in contenitori idonei (preferibilmente di vetro o ceramica con buona chiusura, ma non ermetica per permettere alla farina di “respirare”), per proteggerla da aria, odori esterni e, soprattutto, da insetti infestanti come le comuni farfalline degli alimenti[24, 170, 171]. Un rimedio tradizionale per prevenire le infestazioni è inserire una foglia di alloro secca all’interno del contenitore[24, 173].

Evitare di conservare la farina vicino a prodotti dall’odore forte (detersivi, spezie intense) che potrebbero contaminarla[24, 172]. Sono assolutamente sconsigliati il frigorifero e il congelatore, così come i sacchetti di plastica o nylon, poiché l’eccessiva umidità e le basse temperature possono alterare irrimediabilmente le proprietà della farina[24, 173].

Rispettando queste semplici norme – luogo fresco, asciutto, buio e protetto – la farina italiana manterrà intatte le sue qualità per diversi mesi, garantendo ottimi risultati nelle preparazioni culinarie[24, 175].

La Farina nella Cucina Regionale Italiana

L’impiego della farina nella cucina italiana non è uniforme su tutto il territorio, ma riflette le diverse tradizioni agricole, climatiche e culturali delle singole regioni[25, 176]. La scelta del tipo di farina (farina di grano tenero, farina di grano duro, farina di mais, di grani antichi) è spesso legata a preparazioni specifiche che definiscono l’identità gastronomica locale[25, 177, 178, 185].

Nord Italia

Nelle regioni settentrionali, storicamente più legate alla coltivazione del grano tenero e del mais, prevale l’uso della farina di grano tenero per la preparazione di pasta fresca all’uovo (tagliatelle, lasagne, tortellini emiliani), gnocchi di patate (che richiedono farina per l’impasto), e una vasta gamma di dolci, torte, focacce e biscotti[25, 179, 180]. La farina 00 e la 0 sono le più impiegate per queste preparazioni[25, 180]. La farina di mais è invece protagonista indiscussa della polenta, piatto iconico in molte varianti regionali.

Centro Italia

Nel Centro Italia, pur con significative variazioni locali, si osserva un uso più bilanciato tra farina di grano tenero e semola di grano duro[25, 181]. La prima è usata per pani locali, pizze al taglio e dolci tradizionali, mentre la semola è spesso preferita per formati di pasta fresca senza uovo (es. pici toscani, strozzapreti) o per pani a pasta dura[25, 182].

Sud Italia

Le regioni meridionali e le isole sono tradizionalmente legate alla coltivazione del grano duro. Di conseguenza, la semola di grano duro (anche rimacinata) è l’ingrediente principale per la pasta secca, per moltissimi formati di pasta fresca (es. orecchiette pugliesi, cavatelli), e per pani caratteristici a crosta spessa e mollica compatta (es. pane di Matera, pane di Altamura)[25, 181, 182]. Recentemente, si assiste anche a una forte valorizzazione delle farine ottenute da grani antichi locali, come il Senatore Cappelli in Puglia e Basilicata o la Timilia in Sicilia, utilizzate per pani e paste dal sapore autentico e dal valore nutrizionale superiore[25, 183].

ProduttorePrezzoValore EnergeticoGrassiCarboidratiProteine
AGUGIARO & FIGNA MOLINI€1.45/kg[184]1437 Kj / 339 kcal[184]0.9g[184]72g[184]10g[184]

La farina, in tutte le sue declinazioni, si conferma così come un ingrediente fondamentale che non solo dà struttura ai piatti, ma racconta anche la storia, la geografia e le tradizioni delle diverse Italie culinarie[25, 185].

Conclusione

Questa guida ha offerto una panoramica sul variegato mondo della farina italiana, esplorandone le principali tipologie: dalle classiche farine di grano tenero (00, 0, 1, 2, integrale) alla semola di grano duro, dalla Manitoba alla farina di segale, fino alla riscoperta dei grani antichi e all’utilizzo delle farine speciali[187, 188]. Ogni tipo di farina ha le sue peculiarità.

È emerso come la scelta della farina giusta sia cruciale per la riuscita di ogni ricetta e debba basarsi su una valutazione attenta dei valori nutrizionali (in particolare il contenuto proteico, che determina la “forza”) e della specifica destinazione d’uso[26, 189]. Comprendere le caratteristiche di farine deboli, medie, forti e speciali, inclusi i relativi tempi di lievitazione e la capacità di sviluppare glutine, è fondamentale per ottenere i risultati desiderati[27, 190, 191].

Sono state inoltre menzionate alcune delle migliori marche italiane e forniti criteri pratici per orientarsi nella scelta e nella corretta conservazione del prodotto[192]. Questa conoscenza permette non solo di eseguire al meglio le ricette della tradizione, ma anche di sperimentare con consapevolezza nuove preparazioni[193].

Approfondire la conoscenza della farina significa, in definitiva, valorizzare un ingrediente essenziale della nostra cultura alimentare e apprezzare ancora di più la ricchezza e la diversità della tradizione culinaria italiana[194].

FAQ – Domande Frequenti sulla Farina

(Nota: questa sezione risponde alle domande più frequenti sulla farina)

Quali sono i diversi tipi di farina di grano tenero e le loro caratteristiche?

Esistono diversi tipi di farina di grano tenero, classificati in base al grado di raffinazione: Tipo 00 (la più raffinata, bianca, per dolci e pasta fresca), Tipo 0 (leggermente meno raffinata, versatile per pane e pizza), Tipo 1 (semi-integrale, più sapore e fibre, per pane rustico), Tipo 2 (semi-integrale scura, ricca di fibre, per pani rustici e prodotti salutistici)[196]. Minore è il numero, maggiore è la raffinazione e minore il contenuto di fibre e minerali[197].

In cosa si differenzia la farina integrale dalle altre?

La farina integrale è ottenuta dalla macinazione dell’intero chicco di grano, mantenendo crusca, germe ed endosperma[198]. Di conseguenza, è più scura, ha una consistenza più granulosa, un sapore più rustico e un profilo nutrizionale molto più ricco di fibre, vitamine e sali minerali rispetto alla farina raffinata[199].

Perché la farina manitoba è considerata la “farina di rinforzo”?

La farina Manitoba deriva da un grano tenero particolarmente ricco di proteine capaci di sviluppare un glutine molto forte e resistente[201]. Questa “forza” le permette di assorbire molta acqua e di sostenere lunghe lievitazioni, rendendola ideale per grandi lievitati (panettone, pandoro) o per “rinforzare” impasti fatti con farine più deboli[202].

Qual è la differenza tra farina di grano tenero e semola di grano duro?

La farina di grano tenero si ottiene dal grano tenero, è più bianca e fine, con un glutine estensibile adatto a pane e dolci[204]. La semola si ottiene dal grano duro, è più gialla e granulosa, con un glutine tenace ed elastico, ideale per la pasta (soprattutto secca) perché garantisce ottima tenuta in cottura[204, 205].

Quali sono le caratteristiche della farina di segale?

La farina di segale ha un contenuto di glutine inferiore a quello del grano, ma è molto ricca di fibre solubili e insolubili[206]. Conferisce ai prodotti un sapore caratteristico, leggermente acidulo, un colore scuro e un elevato potere saziante[206]. È l’ingrediente base del tradizionale “pane nero” diffuso nel Nord Europa e in alcune zone alpine italiane[207].

Quali sono le farine ottenute da grani antichi e quali sono le loro caratteristiche?

Le farine da grani antichi derivano da varietà di cereali coltivate in passato e oggi riscoperte, come Senatore Cappelli (grano duro), Khorasan (Kamut®), Verna, Gentil Rosso, Timilia (grani teneri o duri a seconda della varietà)[209]. Spesso coltivate con metodi biologici, queste farine sono apprezzate per i sapori più intensi, profili nutrizionali specifici e, talvolta, per una presunta maggiore digeribilità (non legata al glutine per i celiaci)[210].

Quali sono alcune farine speciali oltre a quella di grano?

Oltre al grano e alla segale, esistono numerose farine speciali: farina di mais (per polenta, dolci, pani senza glutine), farina di riso (leggera, senza glutine, per dolci e addensante), farina di orzo (ricca di fibre), farina di farro, avena, grano saraceno (senza glutine), quinoa, amaranto, farina di ceci e farina di castagne, usate per preparazioni specifiche o per arricchire il valore nutrizionale[211, 212, 213].

Quali sono le migliori marche di farina italiana?

Il mercato italiano offre molte marche di qualità. Tra le più note e apprezzate, si possono citare Mulino Padano, Molino Grassi e Molino sul Clitunno, riconosciute per la selezione delle materie prime e l’affidabilità dei processi produttivi[214, 215].

Quali sono i criteri da considerare nella scelta della farina?

La scelta dipende da due fattori principali: valori nutrizionali (contenuto proteico/forza, fibre, minerali) e destinazione d’uso[217]. Per dolci e lievitazioni brevi servono farine deboli (00, 0); per pane e pizza classica, farine medie (0, 1); per lunghe lievitazioni, farine forti (Manitoba, 0 o 1 forti); per pasta secca, semola di grano duro; per un maggior apporto nutrizionale, farine integrali o Tipo 2[217, 218]. Considerare la forza di una farina (indice W) è fondamentale per gli impasti lievitati.

Come si conserva correttamente la farina?

La farina va conservata in un luogo fresco (idealmente sotto i 20°C), asciutto (bassa umidità), ben aerato e al riparo dalla luce diretta[219]. È bene tenerla in contenitori ben chiusi (ma non ermetici) per proteggerla da odori e insetti. Consumare preferibilmente entro la data di scadenza indicata sulla confezione[220].

Come varia l’utilizzo della farina nelle diverse regioni italiane?

L’uso della farina riflette le tradizioni regionali[221]. Al Nord prevale la farina di grano tenero (pasta all’uovo, dolci) e quella di mais (polenta). Al Centro si usano sia grano tenero sia semola. Al Sud e nelle Isole domina la semola di grano duro (pasta secca e fresca, pane) e si valorizzano i grani antichi locali[221, 222, 223]. Ogni 100 g di farina racconta una storia diversa a seconda della regione.

Link alle fonti

  1. Farine per pasta fresca: la guida completa | Mulino Padano – https://www.mulinopadano.it/blog/approfondimenti/farine-pasta-fresca/
  2. Farina – https://it.wikipedia.org/wiki/Farina
  3. Farina – https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/f/farina
  4. Che differenza c’è tra Grano Duro e Grano Tenero – https://www.mulinovaldorcia.it/che-differenza-ce-tra-grano-duro-e-grano-tenero/
  5. Farina di grano tenero – https://www.humanitas.it/enciclopedia/alimenti/carboidrati/farina-di-grano-tenero/
  6. Farina di Grano Tenero Integrale | Autentica Farina Integrale di Qualità Superiore – https://www.agricolapiano.com/it/eviva-la-farina/139-integrale-farina-di-grano-tenero-italiana-per-pane-biscotti-e-pasta-frolla-integrale-vera-professionale-senza-additivi-8056477660447.html
  7. FARINA INTEGRALE DI GRANO TENERO KG 1 – https://www.ilciliegio.com/it/farina-integrale-di-grano-tenero-kg-1
  8. Farina manitoba – https://it.wikipedia.org/wiki/Farina_manitoba
  9. Farina Manitoba: che cos’è e come si usa? – https://www.molinosquillario.it/approfondimenti/farina-manitoba-caratteristiche-proprieta-utilizzi/
  10. Che differenza c’è tra farina e semola? – https://www.mulinovaldorcia.it/che-differenza-ce-tra-farina-e-semola/
  11. Che differenza c’è tra farina e semola? – Il Blog di Agricola Piano, Ricette facili e Veloci e News sul Mondo Gastronomico – https://www.agricolapiano.com/blogpiano/che-differenza-c-e-tra-farina-e-semola/
  12. FARINA DI SEGALE INTEGRALE – https://shop.molinopeila.it/it/segale-e-farro/70-farina-di-segale-integrale.html
  13. Farina di Segale – https://www.my-personaltrainer.it/alimentazione/farina-di-segale.html
  14. Farina di segale – Cure-Naturali.it – https://www.cure-naturali.it/enciclopedia-naturale/alimentazione/nutrizione/farina-segale.html
  15. Farine di grani antichi, quali sono e come usarle in cucina – https://www.sicilyaddict.it/blogs/blog/farine-grani-antichi
  16. Farine di grani antichi: cosa sono, 6 motivi per sceglierle – https://www.molinosquillario.it/approfondimenti/farine-grani-antichi-cosa-sono/
  17. Farine Speciali per Pane Pizza Dolci – Compra Online – https://www.molinobassini1899.it/prodotti/farina/farine-speciali.html
  18. Farine per Dolci Speciali – https://www.alcioccolato.com/Farine-39
  19. Farine Speciali – Molino Sima – https://www.molinosima.it/it/le-farine/speciali
  20. Farine e semola, i migliori in Vendita – https://www.foodu.it/miglior/farine-e-semola
  21. Migliore Farina Italiana Online | Grandi Molini Italiani – https://www.grandimolini.it/
  22. Forza della farina: quella giusta per il suo impasto – Vinhood – https://www.vinhood.com/magazine/ricerca-sul-gusto/forza-della-farina-quella-giusta-per-il-tuo-impasto/
  23. Farina: come scegliere quella giusta – https://www.misya.info/guide/farina-come-scegliere-quella-giusta
  24. Come conservare la farina: consigli e suggerimenti – https://www.molinomoras.it/blogs/consigli-e-benessere/come-conservare-la-farina
  25. Tipi di farina: proprietà e utilizzi – https://www.lacucinaitaliana.it/article/farina-tipi/
  26. Alimentari e cura della casa – https://www.amazon.it/Conclusione-fresatura-farina-frumento-sacchi/dp/B00BYQLTAE
  27. La farina – https://visiniriccardo.wixsite.com/andreaelauretta/post/la-farina
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